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Bentrovati seguaci di Tech Hardware a questa nuova rubrica dedicata all’approfondimento scientifico. Oggi andremo a trattare un argomento diverso dal solito, ossia una delle tecnologie che stanno dietro ai pannelli che tutti noi utilizziamo, nel dettaglio la OLED. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un incremento esponenziale di utilizzo di tale tipologia di pannello, a partire dai nostri televisori, fino agli smartphone ( basti pensare che tutti i dispositivi di fascia alta ora come ora dispongono di questa tipologia di pannello ).

Cenni storici

OLED è l’acronimo di Organic Light Emitting Diode ovvero diodo organico a emissione di luce. Tale tecnologia non è prettamente nuova in ambito scientifico, semplicemente ha necessitato di un lungo periodo di studio per permettere di essere utilizzata in ambito consumer. Difatti i primi pannelli oled necessitavano di una tensione di circa 100V, il ché non ne permetteva un facile sviluppo ed utilizzo. I primi risultati soddisfacenti si ebbero nel 1987, quando tali Ching Tang e Steve Van Slyke presentarono dei display dotati di due strati organici: uno predisposto per ricevere lacune, un altro per ricevere elettroni. In tale maniera si è riusciti ad abbassare la tensione necessaria a circa 10 V.
Successivamente nel 2002 la Philips ha presentato il primo display OLED ad uso commerciale, purtroppo limitato solamente al bianco e nero. Tale evoluzione tecnologica si è poi protratta nel tempo sino al 2013, quando LG Electronics ha presentato il suo primo display curvo per televisioni consumer dotato appunto della tecnologia OLED.

Caratteristiche tecniche

Un display OLED è composto da vari strati sovrapposti: un primo strato trasparente ( che ha funzioni protettive ) e 3 strati organici ( uno per l’iniezione delle lacune, uno per il trasporto di elettroni, e tra di essi, i tre materiali elettroluminescenti rosso, verde e blu ). Tali strati vengono disposti a formare un unico strato composto da tanti elementi, ognuno dei quali formato dai tre microdisplay colorati. Infine viene deposto uno strato riflettente che funge da catodo. Nonostante la molteplicità di strati, lo spessore totale, senza considerare lo strato trasparente è di circa 300 nanometri.

In questo caso il materiale organico è, ad esempio, un polimero conduttivo elettroluminescente simile alla plastica, oppure materiali organici non polimerici di peso molecolare relativamente basso. Un elemento è definito organico quando contiene una struttura costituita prevalentemente da carbonio: qui il nome di led organico. Normalmente, gli strati organici sono in grado di emettere solo luce bianca, ma con opportuni drogaggi (di composti elettrofosforescenti, come il rutenio, il platino, l’iridio, l’europio) possono emettere luce rossa (drogante fluorescente a base di perilene di carbossammide), verde (cumarina) o blu (β – DNA) (RGB). Poiché questi colori sono utilizzati per produrre tutta la gamma di colori negli schermi, è possibile combinarli per produrre tutti i colori dello spettro visibile, in modo analogo a quanto accade in qualunque display a colori: ogni punto di un’immagine è costituito da 3 microdisplay affiancati, che producono luce rossa, verde e blu. Visto da lontano, ogni elemento composto da tre microdisplay appare all’occhio umano come un singolo punto, il cui colore cambia a seconda dell’intensità della luce di vari colori emessa dai singoli microdisplay. Combinando gli RGB è possibile ottenere anche la luce bianca ( essendo infatti il bianco l’unione di tutti i colori, vedi Disco di Newton ).

Vantaggi e svantaggi rispetto ai tradizionali LCD

Il grosso vantaggio della tecnologia OLED è quello di permettere ai pixel di emettere luce propria. A differenza dei normali display LCD, essi non necessitano di componenti aggiuntivi per essere illuminati, ma producono luce autonomamente. Tale fondamentale caratteristica rende possibile la creazione di display estremamente sottili, pieghevoli e persino arrotolabili.
Per riassumere i vantaggi rispetto ad un normale pannello LCD:

  • contrasto che raggiunge picchi di 1.000.000 a 1
  • angolo di visione illimitato
  • tempi di risposta molto inferiori
  • estrema sottigliezza dei pannelli
  • possibilità di essere curvati

A cui però si sommano una serie di svantaggi non particolarmente allettanti:

  • durata inferiore rispetto ad un pannello LCD
  • picchi di luminosità molto inferiori ad un LCD
  • colori innaturali se provenienti da fonte video non ottimale

Questi 3 problemi infatti dipendono tutti dal tipo di tecnologia. Il materiale organico utilizzato per i pannelli ha una durata di molto inferiore rispetto ad un normale LCD, data appunto la sua natura “organica”. Si parla di 10.000 ore di utilizzo: sopportabili in ottica casalinga, meno in quella professionale. Difatti in ogni televisore OLED sono presenti numerose impostazioni per spegnere il pannello quando non utilizzato, a volte anche abbastanza invasive.


Il secondo problema ( e più che un problema una caratteristica inarrivabile della tecnologia LCD ) è una luminosità ben più bassa dei normali pannelli LCD ( o per meglio dire i nuovi Quantum Dot ). Questo si traduce in una visione decisamente migliore in ambienti illuminati, dove l’OLED purtroppo fatica un po’. Una volta spente le luci neanche a dirsi, l’OLED diventare il re indiscusso della scena.
L’ultimo problema è da attribuirsi alla grande capacità della tecnologia OLED di poter rappresentare una gamma cromatica incredibile. Questo si scontra con le trasmissioni registrate in maniera non ottimale, con conseguente rappresentazione di colori tutto fuorché naturali.

Neri assoluti

Avete mai visto un film al buio su un pannello OLED? Beh è una sensazione incredibile. Ciò che infatti pone ad un livello superiore l’OLED a qualsiasi altra tecnologia, è proprio il fatto di poter gestire singolarmente ogni pixel, così da generare un contrasto cromatico praticamente infinito.

Su un normale pannello LCD infatti il nero ( qualunque sia la tecnologia adottata ) non sarà mai completamente nero, o comunque non in tutta la zona interessata ( il local dimming spegne alcune zone dello schermo, ma non può spegnere singoli pixel ).

Il pannello OLED è invece capace di spegnere letteralmente i pixel, così da riportare un nero autentico. In scene notturne infatti, il nero di un OLED è veramente incredibile. Nel dettaglio successivamente possiamo vedere infatti dei fuochi d’artificio, e come essi nel pannello LCD siano circondati da aloni bianchi veramente poco gradevoli. Al contrario l’OLED parla da solo.

Cavallo di battaglia di LG fu il video con la rosa al centro dello schermo ed il resto nero, che visto al buio sembrava che la rosa galleggiasse letteralmente in aria. Una sensazione indescrivibile che è difficile far intendere con delle parole.

Una scelta in base alle necessità

Dunque vi starete chiedendo se l’OLED è davvero l’unica scelta possibile se si ricerca la qualità d’immagine. Beh la risposta non è così semplice da dare. Se cercate un televisore per un salone particolarmente illuminato, e guarderete la TV in orari diurni, un LCD è una scelta molto più sensata. Con i suoi picchi di oltre 1000 nits infatti garantisce una perfetta visione in qualsiasi condizione di luce. Al contrario un OLED potrebbe non soddisfare pienamente in situazioni simili. Invece se state cercando il pannello perfetto per la vostra sala cinema, la scelta è veramente obbligata su un pannello OLED. Nell’ultimo periodo infatti il monopolio LG si è concluso, e numerose altre aziende stanno producendo televisori con questa tecnologia. Molti infatti si lamentavano della scarsa “elettronica” dietro i pannelli LG, ed hanno preferito attendere che competitors come Sony o Philips presentassero le loro offerte, ed ora veramente non c’è più alcuna scusante per preferire un LCD per una sala home cinema.

Speriamo che l’articolo vi abbia chiarito meglio la situazione, e perché no vi abbia smosso l’interesse per questa fantastica tecnologia, che sicuramente rappresenterà il futuro per quanto riguarda le TV e non solo.